Tamara de Lempicka nacque a Varsavia nel 1898 e crebbe tra Polonia, Svizzera e Russia. Nel 1916 sposò l’avvocato Tadeusz Lempicki a San Pietroburgo; dopo la Rivoluzione russa la coppia fuggì e nel 1918 si stabilì a Parigi. Per mantenersi iniziò a dipingere su commissione, studiò con Maurice Denis e André Lhote e aprì uno studio a Montparnasse. Affinò un linguaggio basato su contorni precisi, modellato geometrico e velature che rendono la pelle e i tessuti lucidi, diventando una delle interpreti più note dell’Art Déco. Negli anni Venti espose al Salon d’Automne e al Salon des Indépendants e lavorò per una clientela internazionale, ritraendo aristocratici, industriali e protagonisti della mondanità, oltre a nudi e nature morte.
Tra i soggetti ricorrenti figurano la figlia Kizette e figure femminili idealizzate; opere come La bella Rafaela (1927) e diversi ritratti a figura intera consolidarono la sua fama. Nel 1928 divorziò da Lempicki; nel 1933 sposò il barone Raoul Kuffner. Nel 1929 dipinse l’Autoritratto in Bugatti verde, immagine simbolo della modernità, pubblicata su una rivista di moda tedesca. Negli anni Trenta realizzò anche composizioni di soggetto religioso e opere dal tono più severo. Alla vigilia della Seconda guerra mondiale si trasferì negli Stati Uniti, vivendo tra New York e California, poi a Houston, continuando a dipingere e a presentare lavori in mostre personali. Dagli anni Settanta il suo catalogo fu rivalutato dal mercato e da retrospettive, con nuove acquisizioni museali. Morì nel 1980 a Cuernavaca, in Messico; secondo la sua volontà le ceneri furono disperse sul vulcano Popocatépetl.
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