Osvaldo Valenti nacque nel 1906 a Costantinopoli e trascorse l’infanzia tra l’Oriente e l’Europa, formandosi in un ambiente cosmopolita che influenzò profondamente la sua personalità. Trasferitosi in Italia, intraprese la carriera cinematografica negli anni Trenta, imponendosi rapidamente come uno degli attori più riconoscibili del periodo grazie all’eleganza, alla voce profonda e a un carisma fuori dagli schemi. Interpretò ruoli di seduttore, ufficiale o aristocratico tormentato, diventando una presenza centrale nel cinema italiano dell’epoca. Durante la Seconda guerra mondiale la sua carriera proseguì, ma si intrecciò sempre più con le vicende politiche del tempo. Dopo l’8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana, scelta che segnò in modo irreversibile la sua vita.
Fu coinvolto, direttamente o indirettamente, negli ambienti repressivi della RSI, anche attraverso la relazione con Luisa Ferida, attrice e compagna di vita. Alla fine della guerra Valenti fu arrestato a Milano con l’accusa di collaborazionismo e di responsabilità in atti di violenza. Il 30 aprile 1945, in un clima di caos e resa dei conti, venne fucilato senza un regolare processo insieme alla Ferida. La sua morte pose fine a una carriera bruscamente interrotta e contribuì a costruire attorno alla sua figura un’aura di ambiguità e mistero. Nel dopoguerra Osvaldo Valenti rimase una figura scomoda e controversa, spesso rimossa o ridotta a simbolo di un’epoca tragica. Solo in seguito la sua vicenda è stata riletta come esempio emblematico di come il cinema, la politica e le scelte personali si siano intrecciate drammaticamente nell’Italia degli anni della guerra civile.






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