Nel mese di aprile del 1899 il mondo viveva una fase di forte transizione politica, militare e tecnologica. In Sudafrica la tensione tra l’Impero britannico e le repubbliche boere era ormai prossima allo scontro armato: le dispute sul controllo dei territori ricchi d’oro e sui diritti dei coloni inglesi preparavano il terreno alla guerra che sarebbe esplosa pochi mesi dopo. In Europa le grandi potenze continuavano a rafforzare i propri eserciti e le alleanze, mentre l’imperialismo coloniale restava uno degli elementi centrali della politica internazionale. In Francia il caso Dreyfus rimaneva una ferita aperta nella società, alimentando divisioni profonde tra esercito, politica e opinione pubblica. Negli Stati Uniti, reduci dalla guerra ispano-americana, si consolidava il controllo sui nuovi territori d’oltremare, in particolare nelle Filippine, dove proseguiva il conflitto contro le forze indipendentiste locali.
Sul piano tecnologico e industriale, l’elettricità e il telegrafo stavano trasformando la vita quotidiana nelle grandi città, mentre le ferrovie continuavano a espandersi come infrastruttura chiave dello sviluppo economico. Nel mondo della cultura e dello spettacolo, la fine del secolo alimentava un clima di fiducia nel progresso, ma anche di inquietudine per i rapidi cambiamenti sociali. Aprile 1899 appare così come un momento sospeso tra ottimismo e tensione, in cui le potenze mondiali si preparavano inconsapevolmente a un nuovo ciclo di conflitti, mentre la modernità avanzava ridefinendo equilibri politici, economici e culturali su scala globale.
