Il Campini-Caproni, noto anche come C.C.2, fu un velivolo sperimentale italiano sviluppato alla fine degli anni Trenta come tentativo pionieristico di realizzare un aereo a reazione. Il progetto nacque dall’ingegnere Secondo Campini, che propose un sistema di propulsione innovativo definito “motore a reazione termodinamica”. A differenza dei moderni turbojet, il Campini-Caproni non utilizzava una turbina per comprimere l’aria, ma un compressore azionato da un motore a pistoni tradizionale. L’aria compressa veniva miscelata con carburante e incendiata, producendo una spinta reattiva. Il primo volo avvenne il 27 agosto 1940, mentre il 30 novembre dello stesso anno l’aereo compì un volo dimostrativo da Milano a Roma, suscitando grande eco propagandistica. Per questo motivo venne spesso presentato come il primo jet al mondo, anche se tecnicamente non rientrava nella definizione di aereo a turbogetto.
Le sue prestazioni erano infatti limitate: la velocità massima risultava inferiore a quella di molti caccia a elica contemporanei e l’affidabilità complessiva era modesta. Tuttavia il Campini-Caproni rappresentò un passaggio significativo nella ricerca aeronautica, dimostrando concretamente la possibilità di volo con propulsione a getto. Parallelamente, in Germania e nel Regno Unito si stavano sviluppando veri motori a turbogetto, che avrebbero portato a risultati operativi più avanzati. Con l’evoluzione rapida della tecnologia e le difficoltà legate alla guerra, il progetto Campini-Caproni non ebbe seguito produttivo. Rimane però una testimonianza importante dell’ingegno e dell’ambizione dell’aeronautica italiana nel periodo precedente e durante la Seconda guerra mondiale, collocandosi come esperimento di transizione tra l’aviazione a elica e l’era del jet moderno.
