Il lanciafiamme è un’arma incendiaria progettata per proiettare a distanza un getto di combustibile infiammato, utilizzata principalmente per colpire trincee, bunker e postazioni fortificate. Le prime applicazioni moderne risalgono all’inizio del XX secolo, ma fu durante la Prima guerra mondiale che il lanciafiamme conobbe un impiego sistematico. La Germania ne fece uso già nel 1915 sul fronte occidentale, ottenendo un forte impatto psicologico oltre che militare. I primi modelli erano ingombranti e pericolosi anche per gli stessi operatori, poiché il serbatoio di carburante, portato sulle spalle, li rendeva bersagli vulnerabili. Nonostante i limiti, l’arma si dimostrò efficace nel combattimento ravvicinato, soprattutto contro trincee e nidi di mitragliatrici.
Nel periodo tra le due guerre, diversi Paesi svilupparono versioni più leggere e affidabili. Durante la Seconda guerra mondiale il lanciafiamme fu impiegato su vasta scala in Europa, Nord Africa e nel Pacifico, dove si rivelò particolarmente adatto alla guerra contro fortificazioni, caverne e postazioni sotterranee. Ne esistettero versioni portatili e montate su veicoli corazzati. L’effetto distruttivo del fuoco, unito alla paura suscitata, rese l’arma temuta ma anche controversa. Dopo il 1945, l’uso del lanciafiamme diminuì progressivamente, sostituito da armi più precise e meno rischiose per gli operatori. Le convenzioni internazionali hanno poi limitato l’impiego delle armi incendiarie contro obiettivi civili. Oggi il lanciafiamme è considerato soprattutto un’arma storica, legata alle guerre del Novecento e al loro carattere estremo.
