domenica 30 novembre 2025

CRAZY HORSE MEMORIAL

 

    Il Crazy Horse Memorial è un monumento montano in costruzione situato nelle Black Hills, nella contea di Custer, South Dakota, su terreno privato, destinato a raffigurare il capo guerriero Oglala Lakota Crazy Horse a cavallo con il braccio teso verso le terre tribali. L’opera fu commissionata da Henry Standing Bear, anziano Lakota, allo scultore polacco-americano Korczak Ziolkowski, già collaboratore di Gutzon Borglum a Mount Rushmore. La prima esplosione sul monte Thunderhead avvenne il 3 giugno 1948 e il progetto fu dedicato al popolo nativo americano. Le dimensioni finali previste sono di 195 metri di lunghezza e 172 di altezza, con il braccio sinistro lungo 80 metri, l’apertura sotto il braccio larga 21 e alta 30, e l’indice esteso di 9 metri. Il volto di Crazy Horse, completato nel 1998, misura 26,7 metri, più grande delle teste presidenziali di Mount Rushmore. Ziolkowski rifiutò finanziamenti governativi e sostenne il progetto con biglietti d’ingresso e donazioni private. Dopo la sua morte nel 1982, la moglie Ruth assunse la direzione, puntando al completamento del volto per attrarre visitatori e garantire fondi. Sette dei loro figli furono coinvolti nei lavori e la figlia Monique modificò i piani per garantire la stabilità del braccio. Dopo la morte di Ruth nel 2014, Monique divenne CEO e tre fratelli continuarono a lavorare, insieme a nipoti come Caleb Ziolkowski. 



    Dal 2011 il sito ospita l’Indian University of North America, in collaborazione con la Black Hills State University, con programmi estivi per studenti nativi. Nel 2022 Whitney Rencountre II è stato nominato nuovo CEO. Nel 2023 il memoriale ha celebrato il 75º anniversario e nel 2024 è stata completata la mano sinistra. Nel 2025 è stato installato un nuovo gru da 25 tonnellate per accelerare i lavori, consentendo progressi sul cavallo e sulla spalla destra. Il monumento è scolpito nel granito di Harney Peak, lo stesso di Mount Rushmore, datato a circa 1,7 miliardi di anni, con minerali accessori come tormalina, berillo e granato. Il progetto include anche il Museo Indiano del Nord America e un centro culturale. Non esiste una data di completamento, ma alcune parti come braccio, spalla, linea dei capelli e testa del cavallo sono stimate per il 2037. Il finanziamento è gestito dalla Crazy Horse Memorial Foundation, che non accetta fondi pubblici e si sostiene con biglietti, negozi e donazioni. Tra i principali contributi vi sono quelli di T. Denny Sanford e della famiglia Christen. La fondazione ha distribuito oltre 1,2 milioni di dollari in borse di studio, soprattutto a studenti nativi del South Dakota. Alcuni discendenti e membri Lakota hanno criticato il progetto, ritenendolo una violazione culturale e una profanazione delle Black Hills, considerate sacre, e contestando l’uso del nome di Crazy Horse senza consenso familiare. Nonostante le opposizioni, il memoriale rimane uno dei più grandi progetti scultorei in corso al mondo.



GIACOMO ANTONELLI (1806-1876)

 

    Giacomo Antonelli nacque il 2 aprile 1806 a Sonnino, da una famiglia borghese agiata composta da Casimiro Tommaso Maria Domenico Antonelli e Loretta Mancini. Il paese d’origine fu considerato un centro di brigantaggio e rischiò la demolizione nel 1819 per ordine del cardinale Consalvi. Trasferitosi a Roma, entrò in seminario e si distinse per capacità economiche. Ordinato diacono nel 1840, non fu mai sacerdote, ma papa Gregorio XVI lo volle tra i suoi collaboratori. A 22 anni fu assessore in una sezione penale della provincia di Roma, poi delegato a Orvieto, Viterbo e Macerata. Nel 1841 fu nominato sottosegretario agli interni, nel 1844 secondo tesoriere nelle Finanze e nel 1845 grande tesoriere, ossia ministro delle Finanze. In tale ruolo riuscì a riportare allo Stato Pontificio i beni dell’appannaggio Leuchtemberg, comprendenti 2300 tenute agricole e 137 palazzi urbani. Papa Pio IX lo creò cardinale il 11 giugno 1847 e lo inserì nel primo Consiglio dei ministri. Nel marzo 1848 fu presidente del governo misto di clero e laici e cardinale segretario di Stato, sostituendo Giuseppe Bofondi. Inviò 10.000 uomini al confine settentrionale per unirsi ai Sardi contro gli austriaci, ma dopo la capitolazione di Vicenza il Papa dichiarò che non erano stati inviati per combattere. 



    Antonelli favorì l’avvicinamento all’Austria e il ripristino della situazione precedente ai moti. Dopo l’assalto al Quirinale del 25 novembre 1848 spinse Pio IX a fuggire a Gaeta, ottenendo nuovamente la carica di segretario di Stato. Dopo la restaurazione del potere papale nel 1849 grazie ai francesi, tornò a Roma e guidò il Consiglio di Stato, riorganizzando l’amministrazione e instaurando un regime di polizia assolutistico. Si oppose alle pressioni europee e alle richieste di riforme, contrastò l’unificazione italiana e contestò le annessioni al Regno d’Italia. Sostenne la linea conservatrice di Pio IX anche sul piano religioso e teologico. Morì a Roma il 6 novembre 1876 lasciando un ingente patrimonio, oggetto di una causa di successione tra una presunta figlia, la contessa Loreta Domenica Lambertini, e i parenti. Tra i nipoti vi fu Pietro Antonelli, protagonista della politica coloniale italiana in Africa con Menelik II, conclusasi con la disfatta di Adua. 



KONSTANTIN RAZUMOV (1974)

 

    Konstantin Razumov è un pittore russo nato nel 1974 a Zarinsk, in Siberia, e cresciuto a Mosca, dove ha intrapreso la sua formazione artistica presso l’Accademia Russa di Pittura, Scultura e Architettura fondata da Ilya Glazunov. Sotto la guida di Glazunov ha approfondito le tecniche della pittura storica e accademica, assimilando un rigoroso metodo classico che ha costituito la base della sua produzione successiva. La sua carriera si è sviluppata in un contesto di transizione culturale, segnato dal crollo dell’Unione Sovietica e dall’apertura della Russia verso il mercato internazionale dell’arte. Razumov ha iniziato a esporre le sue opere negli anni Novanta, ottenendo rapidamente attenzione per la sua capacità di fondere realismo e impressionismo. Nei suoi dipinti i soggetti principali sono figure femminili, spesso giovani donne ritratte con abiti eleganti, ambientate in scenari raffinati che evocano atmosfere della Belle Époque e del primo Novecento. 



    La resa dei volti e dei dettagli corporei è realistica, mentre gli sfondi e gli elementi decorativi sono trattati con pennellate impressioniste, caratterizzate da colori freschi e brillanti. Oltre ai ritratti femminili, ha dipinto nudi, paesaggi e scene di vita quotidiana, mantenendo costante l’attenzione alla luce e all’atmosfera. Le sue opere sono entrate in collezioni private e gallerie di città come Mosca, Parigi, Londra e New York, consolidando la sua reputazione internazionale. Razumov ha partecipato a mostre e vendite all’asta, con risultati significativi che hanno contribuito alla diffusione del suo nome nel mercato dell’arte contemporanea. La sua produzione si distingue per la capacità di evocare un ideale di bellezza senza tempo, con figure femminili che non appartengono a un’epoca precisa ma sembrano provenire da un mondo sospeso tra passato e presente. Attualmente vive e lavora a Mosca, continuando a produrre opere che mantengono il suo stile riconoscibile e apprezzato da collezionisti e gallerie internazionali.




venerdì 28 novembre 2025

80° ANNIVERSARIO FONDAZIONE "PENNELLI CINGHIALE"

 

    Il francobollo ordinario dedicato a Pennelli Cinghiale è stato emesso il 14 ottobre 2025 all’interno della serie tematica “Le eccellenze del sistema produttivo e del Made in Italy”. Ha valore di tariffa B, corrispondente alla spedizione di corrispondenza ordinaria nazionale, con una tiratura di 200.025 esemplari. La vignetta raffigura un caratteristico pennello Cinghiale che lascia una scia di vernice blu, delimitata in alto dalla scritta tratta dal logo aziendale “PENNELLI CINGHIALE”, completata dalla legenda “DAL 1945”, dalla scritta “ITALIA” e dall’indicazione tariffaria. Il bozzetto è stato realizzato da Fabio Abbati. La stampa è stata eseguita dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato in rotocalcografia con sei colori. La carta utilizzata è bianca, patinata neutra, autoadesiva, con imbiancante ottico, grammatura 90 g/mq, supportata da carta Kraft monosiliconata da 80 g/mq. Il francobollo è distribuito in fogli da 45 esemplari, con dentellatura regolare e annullo primo giorno disponibile presso Roma V.R. È stato accompagnato da un bollettino illustrativo a cura di Eleonora Calavalle, amministratore delegato dell’azienda, e da una cartella filatelica formato A4 a quattro ante. 



    Pennelli Cinghiale è un marchio storico fondato nel 1945 a Cicognara, in provincia di Mantova, dal commendator Boldrini, e rappresenta una delle aziende italiane più note nel settore degli strumenti per la pittura. La denominazione richiama la forza e la resistenza dell’animale, simbolo di qualità e durevolezza dei prodotti. L’impresa è giunta oggi alla terza generazione e ha consolidato la propria presenza sul mercato nazionale e internazionale, diventando sinonimo di affidabilità per professionisti e appassionati. La celebrazione attraverso un francobollo rientra nella valorizzazione delle eccellenze industriali italiane che hanno contribuito alla crescita economica e culturale del Paese nel dopoguerra. L’azienda ha accompagnato l’evoluzione del settore edilizio e artistico, fornendo strumenti che hanno reso possibile la diffusione di tecniche pittoriche e decorative. La scelta di includere Pennelli Cinghiale nella serie filatelica testimonia il riconoscimento istituzionale di un marchio che ha saputo mantenere continuità produttiva e innovazione per ottant’anni, rappresentando un esempio di impresa familiare radicata nel territorio e capace di affermarsi come simbolo del Made in Italy. 



ANNA MAY WONG (1905-1961)

 

    Anna May Wong, nata Wong Liu-tsong il 3 gennaio 1905 a Los Angeles e morta il 2 febbraio 1961 a Santa Monica, fu la prima attrice sino-americana a raggiungere fama internazionale. Seconda di sei figli di una famiglia che gestiva una lavanderia nella Chinatown di Los Angeles, i suoi nonni erano immigrati dalla Cina nella prima metà dell’Ottocento. Dopo una formazione scolastica inizialmente mista e poi in istituti frequentati da soli cinesi, a dieci anni posò per un fotografo e a quattordici apparve in The Red Lantern (1919). Nel 1920 ebbe una piccola parte in Dinty e nel 1921 interpretò Toy Sing in Bits of Life, unica volta in cui recitò come madre. Nel 1922 ottenne la prima parte da protagonista in Toll of the Sea, uno dei primi film a colori, basato su Madama Butterfly. Nel 1924 apparve in The Thief of Bagdad, che le diede notorietà internazionale, e nello stesso anno interpretò Tiger Lily in Peter Pan. Negli anni seguenti recitò in vari film muti e comici, anche accanto a Oliver Hardy. Nel 1928, delusa dalle limitazioni di Hollywood, si trasferì in Europa, dove recitò a Londra con Laurence Olivier e in Germania con Richard Eichberg in tre film, tra cui Hai-Tang, suo primo film sonoro. In Europa trovò ruoli meno stereotipati e fu accolta come star. Nel 1930 tornò negli Stati Uniti, recitò a Broadway e firmò un contratto con Paramount, apparendo in Daughter of the Dragon (1931) e Shanghai Express (1932) accanto a Marlene Dietrich. 



    Negli anni seguenti interpretò ruoli spesso segnati da cliché etnici, come in Java Head e Limehouse Blues, limitata dal Production Code che vietava relazioni interrazziali sullo schermo. Nel 1936 fu esclusa dalla parte principale nel film The Good Earth, assegnata a Luise Rainer, e intraprese un viaggio di nove mesi in Cina, dove fu accolta con sentimenti contrastanti. Negli anni successivi si impegnò a migliorare l’immagine dei cinesi nel cinema e sostenne cause politiche e umanitarie, raccogliendo fondi per la Cina durante la guerra con il Giappone. Nel 1937 recitò in Daughter of Shanghai, film che evitava stereotipi e mostrava una protagonista positiva. Durante la Seconda guerra mondiale partecipò a film di propaganda antigiapponese come Lady from Chungking e Bombs Over Burma e visitò basi militari per intrattenere le truppe. Dopo la guerra la sua carriera rallentò; nel 1949 apparve in Impact e nel 1951 in Peking Express, ma le sue scene furono tagliate. Nel 1951 ebbe una propria serie televisiva, The Gallery of Madame Liu Tsong, e continuò a recitare in TV fino al 1960, quando interpretò la sua ultima parte in Portrait in Black. Mai sposata, ebbe relazioni con uomini bianchi ma ostacolate dalle leggi contro i matrimoni misti. Morì a 56 anni per un infarto, dopo problemi di alcolismo e cirrosi, ed è sepolta al Rosedale Cemetery di Los Angeles. 



FOBERTO FERRI (1978)

 

    Roberto Ferri nasce a Taranto il 20 febbraio 1978. Nel 1996 consegue il diploma presso il Liceo artistico “Lisippo” della sua città e inizia a studiare pittura come autodidatta, dedicandosi alla ricerca sulla tradizione pittorica antica dal Cinquecento all’Ottocento. Nel 1999 si trasferisce a Roma, dove approfondisce lo studio della pittura caravaggesca e accademica, con particolare attenzione a Jacques-Louis David, Jean-Auguste-Dominique Ingres, Girodet, Géricault, Gleyre e Bouguereau. Nel 2006 si laurea con 110 e lode in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. La sua prima mostra personale si tiene nel 2003 al Centro d’arte contemporanea Luigi Montani di Genzano di Roma, seguita nello stesso anno da “La luce del corpo” alla galleria Il Labirinto di Roma. Nel 2006 espone alla galleria Il Cortile e nello stesso anno la galleria Anarte di Sant’Antonio, Texas, organizza una sua mostra di disegni. Nel 2010 partecipa alla Biennale di Roma e nel 2011 espone alla galleria Bonelli di Milano. Nel 2012 presenta opere alla mostra “Il corpo e l’anima” a Palazzo Cini di Venezia e nello stesso anno partecipa alla Biennale di Firenze. Nel 2013 espone a Palazzo Chigi di Ariccia e nel 2014 partecipa alla mostra “Il mito, il sacro, il reale” a Palazzo Reale di Milano. 



    Nel 2015 espone a Londra con la galleria Hay Hill e nel 2016 partecipa alla mostra “Caravaggio e i caravaggeschi” a Palazzo Braschi di Roma. Nel 2019 espone ad Art Miami con Liquid Art System il dipinto “Lacrima notturna” e nello stesso anno presenta la personale “Una cosa bella è una gioia per sempre” a Castellabate, in occasione del Premio Pio Alferano curato da Vittorio Sgarbi. Nel 2020 collabora con la regista Kaouther Ben Hania per il film “The Man Who Sold His Skin” con Monica Bellucci, in cui compaiono suoi quadri. Nel 2023 espone tre dipinti in dialogo con Caravaggio e i caravaggisti nella mostra “Caravaggio e il suo tempo – Tra naturalismo e classicismo” al Castello Svevo di Mesagne. Nel 2025 alcune sue opere sono presenti nella serie Netflix “Il Gattopardo” diretta da Tom Shankland, Giuseppe Capotondi e Laura Lucchetti. La sua produzione pittorica è caratterizzata da influenze caravaggesche, neoclassiche e preraffaellite, con elementi di iperrealismo fotografico e riferimenti all’Ottocento onirico, e si ispira a visioni notturne, miti antichi e simboli religiosi, con un linguaggio figurativo che unisce tecnica classica e tematiche contemporanee.




mercoledì 26 novembre 2025

GEORGY KURASOV (1958)

 

    Georgy Kurasov nacque nel 1958 a Leningrado, allora parte dell’Unione Sovietica, oggi San Pietroburgo, Russia. Nel 1970, a dodici anni, fu ammesso alla prestigiosa Scuola d’Arte di San Pietroburgo per bambini dotati, affiliata all’Accademia Russa di Belle Arti, dove ricevette una formazione rigorosa in disegno accademico e anatomia umana, completando parallelamente gli studi scolastici. Nel 1976 si diplomò con il massimo dei voti e nello stesso anno fu ammesso all’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo per studiare scultura, risultando il più giovane tra i suoi compagni di corso. Durante gli anni accademici si specializzò nella scultura monumentale, acquisendo una profonda conoscenza della forma e della struttura corporea. Nel 1984 conseguì la laurea e iniziò a lavorare come scultore professionista, realizzando opere monumentali e partecipando a progetti pubblici. Negli anni successivi si avvicinò alla pittura, sviluppando uno stile personale che univa la formazione scultorea alla sperimentazione cromatica. Nonostante i suoi insegnanti avessero inizialmente ritenuto che non avesse talento per il colore, Kurasov elaborò un linguaggio pittorico originale basato su geometrie, segmentazioni e prospettive multiple, con evidenti influenze cubiste. 



    Le sue composizioni si caratterizzano per figure femminili stilizzate, corpi frammentati e colori vivaci, con un forte senso di movimento e dinamismo. Negli anni Novanta iniziò a esporre le sue opere in gallerie internazionali, ottenendo riconoscimento in Europa e negli Stati Uniti. La sua carriera lo portò a collaborare con gallerie come la Roger Yost Gallery e a essere rappresentato in collezioni private e pubbliche. Le sue opere sono state pubblicate in cataloghi e riviste d’arte, e hanno attirato l’attenzione per la fusione tra scultura e pittura, con un approccio che lo colloca tra i principali interpreti contemporanei del cubismo. Kurasov ha continuato a vivere e lavorare a San Pietroburgo, mantenendo una produzione costante di dipinti a olio. La sua arte è stata descritta come un ponte tra tradizione e modernità, con radici nella formazione accademica russa e uno sviluppo che lo ha reso noto a livello internazionale.




CALAMITY JANE (1852-1903)

 

    Martha Jane Canary, nota come Calamity Jane, nacque il 1° maggio 1852 a Princeton, Missouri. Figlia di Robert Wilson Canary e Charlotte M. Canary, era la maggiore di sei fratelli. Nel 1865 la famiglia si trasferì verso il Montana, ma la madre morì di polmonite lungo il viaggio e il padre nel 1867 a Salt Lake City. A soli 14 anni Jane si prese cura dei fratelli, portandoli fino a Fort Bridger e poi a Piedmont, Wyoming, dove lavorò come lavapiatti, cuoca, cameriera, ballerina, infermiera e conducente di carri. Nel 1874 dichiarò di aver trovato impiego come scout a Fort Russell e occasionalmente lavorò come prostituta al Three-Mile Hog Ranch di Fort Laramie. Partecipò a campagne militari contro i nativi e raccontò di aver ricevuto il soprannome “Calamity Jane” nel 1872-73 dopo aver salvato il capitano Egan durante un’imboscata. Altri resoconti sostengono che il soprannome derivasse dal suo avvertimento agli uomini che offenderla significava “cercare la calamità”. Nel 1876 era già conosciuta con quel nome, come riportato dal giornale Black Hills Pioneer. Nel luglio 1876 si trovava a Fort Laramie e si unì a un convoglio diretto a Deadwood insieme a Wild Bill Hickok, che incontrò per la prima volta in quell’occasione. Si stabilì nell’area di Deadwood, dove divenne amica della maitresse Dora DuFran e talvolta lavorò per lei. Dopo l’uccisione di Hickok da parte di Jack McCall, Jane affermò di aver tentato di vendicarlo. 



    In quello stesso periodo guidò una diligenza assalita da nativi dopo la morte del conducente John Slaughter e nel 1876-78 assistette i malati durante un’epidemia di vaiolo. Negli anni successivi possedette un ranch lungo lo Yellowstone vicino a Miles City e gestì una locanda. Si dice che abbia sposato Clinton Burke e vissuto a Boulder. Dal 1893 partecipò al Wild West Show di Buffalo Bill come narratrice e nel 1901 apparve all’Esposizione Panamericana. La sua vita fu segnata dall’alcolismo, testimoniato da episodi come la corsa ubriaca da Cheyenne a Fort Laramie nel 1876. Ebbe due o forse quattro figlie, di cui una portata con sé a Deadwood negli anni Ottanta; per la sua educazione fu organizzato un beneficio, ma Jane spese gran parte del denaro la stessa notte. Nel 1903 tornò nelle Black Hills e lavorò per Dora DuFran a Belle Fourche. In luglio viaggiò fino a Terry, South Dakota, dove si ammalò gravemente e morì il 1° agosto 1903 di polmonite e infiammazione intestinale. Fu sepolta al Mount Moriah Cemetery accanto a Wild Bill Hickok, secondo alcuni come scherzo postumo, secondo altri per sua richiesta. Tra i suoi effetti furono trovate lettere mai spedite a una figlia, la cui autenticità è discussa. 




MA I MILLEPIEDI HANNO DAVVERO 1000 PIEDI ?

 

    I millepiedi non hanno davvero mille piedi, e il loro nome è più un’esagerazione linguistica che una descrizione precisa. Il termine “millepiedi” deriva dal latino millipeda, cioè “mille piedi”, ma in realtà nessuna specie raggiunge quel numero. La maggior parte dei millepiedi possiede tra qualche decina e poche centinaia di zampe, distribuite lungo il corpo segmentato. Ogni segmento, a differenza di altri artropodi, porta due paia di zampe: questa caratteristica li distingue dai centopiedi (Chilopoda), che invece hanno un solo paio di zampe per segmento e un aspetto più predatorio. Il record conosciuto appartiene a una specie australiana scoperta nel 2020, Eumillipes persephone, che può arrivare a oltre 1306 zampe, avvicinandosi davvero al concetto di “mille piedi”. Tuttavia, la maggior parte delle specie comuni che si incontrano nei giardini o nei boschi ha tra 30 e 400 zampe. La variabilità dipende dal numero di segmenti che l’animale sviluppa durante la crescita: i millepiedi nascono con pochi segmenti e ne aggiungono altri attraverso mute successive, aumentando così anche il numero di zampe. 



    Dal punto di vista ecologico, i millepiedi sono decompositori fondamentali: si nutrono di foglie morte, legno in decomposizione e materia organica, contribuendo al riciclo dei nutrienti nel suolo. Non sono pericolosi per l’uomo, al contrario dei centopiedi che possono mordere. Alcune specie di millepiedi producono sostanze chimiche difensive, come composti a base di cianuro o secrezioni irritanti, ma servono solo a scoraggiare i predatori. In sintesi, il nome “millepiedi” è una convenzione che riflette l’impressione di moltitudine di zampe, non una realtà numerica. Solo poche specie eccezionali si avvicinano davvero a mille o più zampe, mentre la maggioranza ne possiede molte meno. È un esempio di come il linguaggio popolare spesso amplifichi le caratteristiche naturali per renderle più memorabili.



lunedì 24 novembre 2025

LA FABBRICA DELLE "BOLLE DULCOP" DAL 1938

 

    Il francobollo dedicato a Dulcop è stato emesso il 14 ottobre 2025 dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nell’ambito della serie tematica “Le eccellenze del sistema produttivo e del Made in Italy”. L’emissione rientra in un gruppo di sette valori postali dedicati a imprese italiane di rilievo, tra cui Dulcop, ed è relativo alla tariffa B pari a 1,30 euro. Il francobollo è stato stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato in rotocalcografia, su carta bianca patinata neutra autoadesiva con imbiancante ottico, con tiratura di 200.00 esemplari e confezionato in fogli da 28 esemplari. Il bozzetto è stato realizzato con cura per rappresentare l’identità visiva dell’azienda, includendo elementi grafici che richiamano la produzione di bolle di sapone, settore in cui Dulcop è leader. La cromia è vivace e richiama la leggerezza e la trasparenza delle bolle, con un design che integra il logo aziendale e simboli legati al gioco e all’infanzia. 



    La celebrazione di Dulcop attraverso un francobollo si inserisce nel più ampio progetto di valorizzazione delle eccellenze produttive italiane. Fondata a Bologna nel 1969, Dulcop è la più grande produttrice europea di bolle di sapone e ha sviluppato un marchio riconosciuto a livello internazionale. L’azienda ha introdotto innovazioni nel settore, come il brevetto per il tappo di sicurezza e la produzione di bolle di sapone certificate e conformi agli standard di sicurezza per i bambini. La sua attività ha contribuito a diffondere un prodotto che, pur semplice, è diventato simbolo di gioco universale e di cultura popolare, con una forte presenza anche nel mercato estero. La scelta di dedicare un francobollo a Dulcop riflette l’importanza di un’impresa che ha saputo trasformare un oggetto ludico in un prodotto industriale di qualità, rappresentando l’Italia nel mondo con un’immagine positiva legata alla creatività e all’infanzia. L’emissione filatelica del 2025 si colloca quindi come riconoscimento ufficiale del ruolo culturale e sociale di Dulcop, celebrando oltre cinquant’anni di attività e consolidando la memoria di un marchio che ha accompagnato generazioni di bambini. La presenza del francobollo nel programma annuale sottolinea il valore attribuito alle imprese che hanno saputo coniugare tradizione e innovazione, e testimonia l’attenzione dello Stato verso il patrimonio produttivo nazionale.



JEAN CLAUDE DESPLANQUES (1936-2025)

 

Jean Claude Desplanques nacque in Normandia nel 1936 e mostrò fin dall’età di otto anni una forte inclinazione per il disegno, cui dedicò gran parte del suo tempo libero. Dopo gli studi, si formò presso l’École des Beaux Arts, dove consolidò le basi tecniche e artistiche che avrebbero caratterizzato la sua carriera. A partire dal 1960 si dedicò completamente alla pittura, sviluppando un linguaggio personale che lo rese riconoscibile nel panorama artistico francese e internazionale. La sua produzione si colloca nell’ambito del surrealismo, con un universo pittorico popolato da creature mitiche, figure enigmatiche e personaggi sublimi, immersi in atmosfere teatrali e oniriche. Le sue opere evocano allegorie dei sensi e trasmettono un senso di grazia, bellezza e mistero, con una costante attenzione alla dimensione fantastica e simbolica. Nel corso della sua carriera partecipò a numerosi saloni e esposizioni, ottenendo diversi riconoscimenti: il Prix «Le Provençal» al Salon International de Nîmes, il Grand Prix de la critique al Salon des Indépendants de Basse-Normandie, il primo premio al Salon Paul Ricard di Caen, il Grand Prix al Salon d’été des Indépendants di Bayeux, il primo premio al secondo Salon «Paul Ricard», il Grand Prix al Salon Ouistreham Riva Bella, una mostra personale al Salon Municipal di Ouistreham R.B., il Prix International al Salon d’été di Deauville, il Prix «Normandie Provence» e il Grand Prix al Salon des Léopards presso il Casino di Trouville. 



    Tra i titoli delle sue opere si ricordano Insolite, Les Clones, L’Illusionniste, L’Enfant de la Balle, Mise en Scène, Le Masque, Fruits de la Passion, Le Fauconnier, Zen Attitude, Guitare Solo, L’Oiseau Libre, La Souris Son Chat, Bouquet d’Arbres, L’Oiseau aux Fruits, Double Face, L’Indiscrète, Cabaret, Visage, Mouvement d’Elle, Parfum d’Opium, Relaxation ed Éclosion. La sua attività si è protratta per oltre cinquant’anni, con una costante ricerca di armonia e teatralità, e con una produzione che ha contribuito a definire un immaginario pittorico ricco di suggestioni e riferimenti mitologici. La sua opera è stata esposta in gallerie francesi, come la Galerie Neel di Cannes, e ha trovato spazio in contesti internazionali, consolidando la sua reputazione come artista surrealista di rilievo. La sua morte, avvenuta il 2 luglio 2025, ha segnato la conclusione di una lunga carriera dedicata alla pittura e alla creazione di un universo artistico unico.




ANN SOTHERN (1909-2001)

 

    Ann Sothern, nata Harriette Arlene Lake il 22 gennaio 1909 a Valley City, North Dakota, fu un’attrice statunitense attiva per quasi sei decenni in teatro, cinema, radio e televisione. Cresciuta a Minneapolis con due sorelle, studiò pianoforte e canto, partecipando a concorsi di composizione e spettacoli scolastici. Frequentò la University of Washington ma abbandonò dopo un anno. Trasferitasi a Los Angeles, ottenne piccoli ruoli e un contratto con MGM, poi con Columbia Pictures, dove il produttore Harry Cohn le cambiò il nome in Ann Sothern. Dopo esperienze con RKO, trovò la consacrazione con la serie di film iniziata nel 1939 con Maisie, interpretando la showgirl Maisie Ravier, personaggio che generò dieci pellicole fino al 1947 e un programma radiofonico, The Adventures of Maisie. Parallelamente recitò in musical come Panama Hattie e in drammi bellici come Cry ’Havoc’. Nel 1949 apparve in A Letter to Three Wives, ricevendo ottime critiche. Colpita da epatite, perse il contratto con MGM e si rivolse alla televisione. Dal 1953 al 1957 fu protagonista della sitcom Private Secretary, che le valse tre nomination agli Emmy. 



    Successivamente interpretò The Ann Sothern Show fino al 1961, vincendo un Golden Globe nel 1959. Nel 1965 prestò la voce alla serie My Mother the Car. Continuò con ruoli teatrali e cinematografici, tra cui The Best Man e Lady in a Cage. Nel 1987 recitò in The Whales of August accanto a Bette Davis e Lillian Gish, ottenendo la sua unica candidatura all’Oscar come miglior attrice non protagonista. Gestì anche attività imprenditoriali, come un centro di cucito e un ranch in Idaho, oltre a società di produzione televisiva e musicali. Sposò Roger Pryor nel 1936, da cui divorziò nel 1943, e poi Robert Sterling, con cui ebbe una figlia, Tisha Sterling, prima del divorzio nel 1949. Convertitasi al cattolicesimo nel 1952, subì gravi problemi di salute, tra cui un incidente nel 1974 che le causò danni permanenti alla schiena. Ritiratasi a Ketchum, Idaho, morì di insufficienza cardiaca il 15 marzo 2001 all’età di 92 anni, venendo sepolta nel cimitero locale. Possiede due stelle sulla Hollywood Walk of Fame, una per il cinema e una per la televisione.



sabato 22 novembre 2025

KAROL BAK (1961)

 

    Karol Bąk è nato il 30 maggio 1961 a Koło, nella regione della Wielkopolska in Polonia. Frequentò la Scuola Superiore di Belle Arti di Poznań, diplomandosi in allestimento di interni. Nel 1984 fu ammesso alla Facoltà di Grafica della Scuola Superiore Statale di Belle Arti di Poznań, oggi Università delle Arti, con l’intenzione di dedicarsi alla pittura, alla grafica e alla scultura. Nel 1989 si laureò con lode conseguendo due diplomi, uno in grafica sotto la guida del professor Tadeusz Jackowski e uno in disegno nello studio del professor Jarosław Kozłowski. Per la sua tesi espose disegni e grafiche presso l’Ufficio Esposizioni Artistiche di Poznań, utilizzando principalmente la tecnica dell’incisione su rame. Ricevette il premio “Diploma 89” a Toruń per il suo lavoro di laurea e nel 1990 ottenne il primo posto alla mostra annuale di grafica e disegno con la medaglia Jan Wroniecki. Dopo la laurea si dedicò soprattutto al disegno e all’incisione, realizzando anche progetti commerciali per riviste, fiere e aziende. 



    Negli anni Novanta intraprese numerosi viaggi in Europa occidentale per approfondire la conoscenza dell’arte, visitando musei in Spagna, Germania e Francia. La sua produzione pittorica superò le cento opere e partecipò a diverse mostre personali e collettive. I suoi lavori si caratterizzano per l’uso di illusioni e atmosfere surreali, con forte influenza della mitologia e della bellezza femminile come soggetto principale. Ha perfezionato la sua tecnica pittorica con Andrzej Kurzawski e ha sviluppato cicli tematici come “Dialogi”, “Kobieta”, “Złoty wiek”, “Anioły” e “Misterium czasu”. Ha esposto in Polonia e all’estero, con mostre a Poznań, Varsavia, Berlino, Parigi e altre città europee. È stato attivo anche come illustratore e grafico, mantenendo un legame con le arti applicate. Le sue opere sono presenti in collezioni private e gallerie, e hanno ricevuto riconoscimenti per la qualità tecnica e la forza visiva. La sua carriera si è sviluppata tra pittura, incisione e grafica, con un corpus artistico che unisce tradizione accademica e ricerca personale.




UGO BASSI (1801-1849)

 

    Ugo Bassi, nato Giuseppe a Cento il 12 agosto 1801 da Luigi Sante Bassi, impiegato della dogana pontificia, e da Felicita Rossetti, cameriera originaria di San Felice sul Panaro, entrò nell’ordine dei Barnabiti dopo una delusione amorosa e nel 1821 pronunciò i voti a Roma nella chiesa di San Carlo al Corso. Nell’ordine conobbe Alessandro Gavazzi, di cui divenne grande amico. Si affermò come predicatore noto, viaggiando a lungo per l’Italia e vivendo in povertà, seguito da numerosi fedeli attratti dalla sua testimonianza di fede. Durante i moti rivoluzionari del 1848 si trovava ad Ancona e celebrò la messa di congedo per un gruppo di volontari della Prima guerra d’indipendenza, chiedendo di essere accettato come cappellano, richiesta accolta con entusiasmo. Partì con i volontari e diffuse tra i soldati lo spirito rivoluzionario. Fu ferito a Treviso il 12 maggio 1848 e portato a Venezia, dove rimase durante la Repubblica di San Marco, combattendo dopo la guarigione. Tornò a Roma e sostenne la Repubblica Romana del 1849. Dopo la caduta della Repubblica fuggì con Garibaldi, Francesco Nullo, Ciceruacchio, Giovanni Livraghi e altri verso Venezia, ma giunto a San Marino il gruppo si divise. Bassi, insieme a Livraghi, fu catturato dagli austriaci il 3 agosto nei pressi di Comacchio. 



    Trasferito a Bologna il 7 agosto, venne fucilato senza processo l’8 agosto 1849 presso l’arco del Meloncello insieme a Livraghi, per ordine del capitano auditore Carl Pichler von Deeben. Molti patrioti rimproverarono al cardinale Gaetano Bedini di non aver interceduto, ma le fonti riportano ipotesi diverse sulla sua possibilità di intervento. Il 18 agosto 1849 gli austriaci riesumarono il corpo per trasferirlo alla Certosa di Bologna. La sua appartenenza alla Massoneria è affermata dal Gran Maestro Umberto Cipollone ma contestata da Rosario Francesco Esposito. Numerose città italiane gli hanno dedicato vie, piazze, viali e monumenti: Cento, Bologna, Ancona, Varese, Roma, Ferrara, Messina, Padova, Parma, Genova, Venezia, Grosseto, Follonica, Palermo, Rimini, Firenze, Milano, Monza, La Spezia, Lavagna, Treviso e altre. Una statua gli è stata eretta a Bologna e un busto marmoreo si trova al Gianicolo a Roma. È stato protagonista del film “In nome del popolo sovrano” di Luigi Magni, interpretato da Jacques Perrin, citato nella canzone “Golfo mistico” di Stefano Bellotti e ricordato da un quotidiano romano del 1871 intitolato “L’Ugo Bassi”. Un piroscafo della Società Anonima di Navigazione Tirrenia portò il suo nome e fu affondato nel 1941 nel Golfo di Orosei.



GEMMOLOGIA E MINERALOGIA: ORTOCLASIO

 

    L’ortoclasio è un minerale appartenente al gruppo dei feldspati, con formula chimica K(AlSi3O8), classificato tra i tectosilicati e polimorfo di kokchetavite, liebermannite, microclino e sanidino. Cristallizza nel sistema monoclino con gruppo spaziale C2/m, parametri di cella a = 8,5632 Å, b = 12,963 Å, c = 7,299 Å, β = 116,073°, volume 724,57 ų e quattro unità di formula per cella. La densità varia tra 2,55 e 2,63 g/cm³, la durezza Mohs è pari a 6, la sfaldatura è perfetta secondo {001} e buona secondo {010}, la frattura è concoide o irregolare, il colore può essere incolore, rosso, bianco, giallo grigiastro, bianco verdastro o rosa chiaro, la lucentezza è vitrea o perlacea lungo le fratture, l’opacità da trasparente a traslucida, lo striscio bianco. È solubile in acido fluoridrico e meno in acido cloridrico, fonde con difficoltà alla fiamma, indice di rifrazione 1,52-1,54. Si trova comunemente in graniti, pegmatiti granitiche, sieniti, rioliti, trachiti, cavità basaltiche, rocce metamorfiche di alto grado, scisti cristallini e gneiss, può derivare da alterazione idrotermale potassica ed è presente anche in forma autigenica e detritica. La paragenesi è con albite, berillo, biotite, muscovite e orneblenda. 



    Non esiste una località tipo, ma i ritrovamenti sono diffusi in tutto il mondo. I cristalli sono prismatici con sezione quadrata e geminati di varie forme, talvolta con inclusioni di ematite e magnetite. Tra le varietà si distinguono l’adularia, descritta nel 1780 da Ermenegildo Pini e denominata dal massiccio dell’Adula, pseudo-ortorombica o pseudo-trigonale, incolore con riflessi bianco-bluastri; la paradoxite, feldspato di potassio rosso carne con habitus adulare; la valencianite, adularia lattiginosa e torbida; la pietra di luna, caratterizzata da luccichio bianco-bluastro simile alla luce lunare, particolarmente evidente nei tagli cabochon. L’ortoclasio è impiegato nell’industria del vetro, della ceramica e farmaceutica, e come pietra preziosa insieme alla varietà pietra di luna. Può essere confuso con crisoberillo, citrino, berillo dorato, prehnite, topazio e zircone per somiglianza di colore e lucentezza. Sono noti esemplari di grandi dimensioni, come quello da 43,27 carati proveniente dal Madagascar, e tagli brillanti ovali di circa 15 carati.



giovedì 20 novembre 2025

ANTICA ARTE ORAFA SPADAFORA

 

    Il francobollo dedicato a Gioielli Spadafora è stato emesso il 14 ottobre 2025 da Poste Italiane all’interno della serie tematica “Le eccellenze del sistema produttivo e del Made in Italy” e appartiene alla categoria delle imprese. Il valore facciale corrisponde alla tariffa B pari a 1,30 euro. La tiratura è stata fissata in 200.025 esemplari, distribuiti in fogli da 45 unità. Il francobollo è stampato su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, con imbiancante ottico. La dentellatura è regolare e la filigrana è conforme agli standard delle emissioni ordinarie. Il bozzetto è stato realizzato da Emanuele L’Abate e la vignetta raffigura un ritratto del fondatore della storica azienda orafa, Giovambattista Spadafora, intento nella lavorazione a fuoco dei metalli preziosi, affiancato da gioielli ispirati al Draco Magnus et Rufus, tratti dalle collezioni dedicate al “Liber Figurarum” di Gioacchino da Fiore. In basso è presente il logo ufficiale dell’azienda calabrese, accompagnato dalla legenda “Antica Arte Orafa” e dalla scritta “Italia”. 



    La famiglia Spadafora è attiva nell’arte orafa sin dal XVIII secolo e rappresenta una delle espressioni più autentiche della tradizione artigiana calabrese. Giovambattista Spadafora, maestro orafo di San Giovanni in Fiore, ha consolidato un patrimonio artistico che unisce tecnica e simbolismo, con particolare attenzione ai riferimenti religiosi e filosofici legati al pensiero di Gioacchino da Fiore. I gioielli Spadafora sono noti per la loro capacità di coniugare l’antica tradizione orafa con un linguaggio contemporaneo, mantenendo viva la memoria di un sapere tramandato di generazione in generazione. L’emissione del francobollo si inserisce nel quadro delle celebrazioni delle eccellenze italiane, riconoscendo il ruolo della Calabria come centro di produzione artistica e culturale. La raffigurazione del fondatore e dei gioielli ispirati al “Liber Figurarum” sottolinea il legame tra arte orafa e spiritualità, evidenziando come la produzione Spadafora sia radicata nella storia locale e al tempo stesso proiettata in un contesto internazionale. Il francobollo diventa così testimonianza della continuità di una tradizione che ha contribuito a definire l’identità culturale del territorio, celebrando il valore del lavoro artigiano e la sua capacità di trasformare metalli preziosi in opere d’arte riconosciute come patrimonio del Made in Italy.



mercoledì 19 novembre 2025

JULIE BELL (1958)

 

    Julie Bell è nata il 21 ottobre 1958 a Beaumont, Texas, da padre architetto e madre con inclinazioni artistiche. Fin dall’infanzia mostrò interesse per il disegno, dedicandosi sia alla rappresentazione di figure umane sia di animali. Frequentò sei scuole diverse, studiando pittura, disegno e fotografia, con particolare attenzione al disegno dal vero e alla figura umana. Negli anni Ottanta intraprese anche la carriera di culturista, partecipando a concorsi nazionali e ottenendo riconoscimenti, esperienza che influenzò profondamente la sua arte, portandola a raffigurare donne forti e muscolose. Nel 1990 iniziò a collaborare con il mondo del fumetto e dell’illustrazione fantasy, diventando la prima donna a realizzare copertine di Conan the Barbarian per la Marvel Comics, incarico che mantenne fino al 1996. Illustrò inoltre numerose serie di trading cards e copertine di libri di fantascienza e fantasy, raggiungendo quasi cento pubblicazioni in questo ambito. Nel 1994 sposò l’artista Boris Vallejo, con cui aveva già collaborato come modella e partner creativo; insieme realizzarono campagne pubblicitarie per aziende come Nike, Coca-Cola e Toyota e fondarono uno studio in Pennsylvania. 



    Parallelamente alla produzione fantasy, Bell sviluppò una carriera come pittrice iperrealista di animali selvatici, ottenendo riconoscimenti internazionali e premi, tra cui la nomina a Living Master da parte dell’Art Renewal Center. Le sue opere sono state esposte in musei e gallerie e pubblicate su riviste come Fine Art Connoisseur e American Art Collector. Ha partecipato come giurata al concorso The Bennett Prize e ha visto le sue opere incluse nella Bennett Art Collection. Tra i suoi lavori più noti figurano dipinti come The Order of Wolves (2009), Horse Whispers (2012) e If Wishes Were Horses (2012), caratterizzati da una tecnica iperrealista e da un’attenzione particolare alla resa anatomica e alla dinamica dei corpi. Bell ha contribuito alla diffusione del genere heroic fantasy, un tempo considerato marginale, rendendolo popolare e riconoscibile grazie al suo stile personale. Attualmente vive e lavora in Pennsylvania, continuando a produrre opere di immaginative realism e wildlife painting, mantenendo una posizione di rilievo nel panorama artistico internazionale.




STORIA IN DIRETTA: GENNAIO 1899

 

    Nel gennaio 1899 si concluse il dominio spagnolo su Cuba: il 1º gennaio le truppe spagnole lasciarono l’isola e il controllo passò agli Stati Uniti, segnando la fine della guerra ispano-americana. In Italia, nello stesso giorno, il re Umberto I era al potere e il governo era guidato da Antonio di Rudinì, con Giuseppe Saracco presidente del Senato e Giuseppe Zanardelli presidente della Camera. Il 4 gennaio la stampa italiana riportava la composizione del governo: Rudinì era anche ministro dell’Interno, Felice Napoleone Canevaro agli Esteri, Camillo Finocchiaro Aprile alla Giustizia, Paolo Carcano alle Finanze, Pietro Vacchelli al Tesoro, Alessandro Asinari di San Marzano alla Guerra, Giuseppe Palumbo alla Marina, Guido Baccelli all’Istruzione, Pietro Lacava ai Lavori Pubblici e Alessandro Fortis all’Agricoltura. Il 15 gennaio a Trieste si svolse una manifestazione irredentista che vide la partecipazione di numerosi cittadini italiani, segnalando la tensione politica nell’area. Il giorno successivo, 16 gennaio, in Etiopia venne firmata la pace tra Ras Mangascià e Ras Maconnen, stabilizzando temporaneamente la situazione interna del paese. 



    In Italia, nello stesso mese, Edmondo De Amicis pubblicò il libro La carrozza di tutti, che riscosse un successo immediato con sette edizioni esaurite in tre settimane. Sempre in gennaio le linotype furono impiegate per la prima volta in Italia, segnando un progresso tecnico nella stampa. Nel contesto internazionale, il papa era Leone XIII e l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, mentre in Italia si discuteva il nuovo disegno di legge coercitivo sulla sicurezza pubblica proposto dal governo Pelloux, conseguenza della repressione dei moti del pane del 1898. In ambito culturale e politico, il mese fu caratterizzato da fermenti irredentisti e da tensioni parlamentari, con i radicali e i socialisti impegnati in campagne ostruzionistiche contro le misure governative. In sintesi, gennaio 1899 vide la fine del dominio coloniale spagnolo a Cuba, la definizione di equilibri politici in Etiopia, manifestazioni irredentiste in Italia, innovazioni tecniche nella stampa e un successo editoriale di De Amicis, mentre il governo italiano affrontava le conseguenze delle agitazioni sociali dell’anno precedente.




martedì 18 novembre 2025

QUANTI BATTERI INGERIAMO CON L'ALIMENTAZIONE OGNI GIORNO?

 

Ebbene, sono quasi 11.000, tra batteri e funghi diversi (metà appartenenti a specie finora sconosciute), che compongono parte del nostro microbiota intestinale: circa il 3% di quello degli adulti e il 56% di quello dei bambini, a sottolineare l'importanza del cibo per la nostra salute. Lo rivela uno studio condotto su oltre 2.500 alimenti da 50 Paesi del mondo, pubblicato su Cell da un gruppo di ricerca internazionale coordinato dal dipartimento Cibio dell'Università di Trento. Per caratterizzare il microbioma alimentare, gli scienziati hanno sfruttato la Metagenomica, un approccio che permette di sequenziare simultaneamente l'intero materiale genetico presente in un campione alimentare. 



    Si è visto che alimenti simili ospitano microrganismi simili, ma non identici, con una maggiore varietà tra i latticini, mentre alcuni microrganismi sono presenti, con funzioni simili, in alimenti molto diversi. Inoltre, gli alimenti che provengono da una specifica struttura o azienda agricola hanno caratteristiche uniche e questo potrebbe aiutare a tracciare una singola zona di produzione, anche per quanto riguarda le eccellenze.



BOMBARDAMENTI SU FOGGIA NELL'ESTATE 1943

 

    Tra maggio e settembre 1943 la città di Foggia fu oggetto di intensi bombardamenti da parte delle forze aeree anglo-americane, con l’obiettivo di neutralizzare il sistema aeroportuale e ferroviario che costituiva un nodo strategico per i collegamenti militari dell’Asse. La città disponeva di numerosi campi di aviazione utilizzati dalla Regia Aeronautica e dalla Luftwaffe, fondamentali per il controllo del Mediterraneo e per le operazioni in Grecia e nei Balcani. I bombardamenti iniziarono alla fine di maggio e si intensificarono nel mese di luglio, quando il 22 luglio 1943 un attacco massiccio colpì la stazione ferroviaria di viale XXIV Maggio, affollata di militari richiamati e civili, causando migliaia di vittime. Nei giorni successivi altre incursioni distrussero quartieri cittadini, infrastrutture e depositi, con particolare accanimento sugli scali ferroviari e sugli aeroporti di Amendola, Arpinova, Tortorella e San Severo. Il 19 agosto un nuovo bombardamento devastò il centro urbano, mentre il 8 e il 18 settembre ulteriori attacchi precedettero e seguirono l’armistizio di Cassibile. 



    Le perdite civili furono altissime: le stime oscillano tra 20.000 e 22.000 morti, rendendo Foggia una delle città italiane più colpite dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Oltre alle vittime, migliaia di feriti e sfollati furono registrati, con la distruzione di gran parte del patrimonio edilizio, delle chiese, degli ospedali e delle scuole. Gli attacchi provocarono anche la perdita di almeno otto bombardieri B-24 e alcuni B-17 da parte degli Alleati. La città, ridotta a macerie, fu occupata dalle truppe britanniche il 27 settembre 1943 e divenne base operativa per le forze alleate grazie agli aeroporti rimessi in funzione. La tragedia di Foggia rimase impressa nella memoria collettiva per l’entità delle distruzioni e per il numero elevatissimo di vittime civili, con interi quartieri cancellati e famiglie annientate. I bombardamenti segnarono la fine del ruolo strategico della città come nodo ferroviario e centro aeroportuale dell’Asse, trasformandola in avamposto alleato per le operazioni in Italia e nei Balcani.




ANN SHERIDAN (1915-1967)

 

    Clara Lou Sheridan, nota come Ann Sheridan, nacque il 21 febbraio 1915 a Denton, Texas, ultima di cinque figli di George W. Sheridan e Lula Stewart Warren. Frequentò la Denton High School e il North Texas State Teachers College, dove partecipò ad attività teatrali, cantò con la band dell’istituto e giocò a basket. Nel 1933 ottenne un piccolo ruolo nel film Search for Beauty grazie a un concorso fotografico. Dopo l’uscita del film nel 1934 Paramount la mise sotto contratto con uno stipendio di 75 dollari a settimana e per due anni recitò in parti minori, spesso non accreditate, in numerosi film. In questo periodo il suo nome venne cambiato da Clara Lou a Ann. Il primo ruolo da protagonista arrivò con Car 99 nel 1935, seguito da Rocky Mountain Mystery e altri titoli, ma Paramount non rinnovò il contratto. Passò a Universal e poi nel 1936 firmò con Warner Bros., dove la carriera migliorò grazie a film come Black Legion, The Great O’Malley e San Quentin. Nel 1938 ottenne grande visibilità con Angels with Dirty Faces accanto a James Cagney e Humphrey Bogart, e l’anno seguente apparve in Dodge City con Errol Flynn e Olivia de Havilland. Nel 1939 Warner la proclamò “Oomph Girl”, titolo che la rese celebre come pin-up. Negli anni successivi recitò in numerosi successi: It All Came True, They Drive by Night, City for Conquest, The Man Who Came to Dinner, Kings Row con Ronald Reagan, Nora Prentiss e I Was a Male War Bride con Cary Grant. 



    Durante la guerra partecipò a tournée con la USO e nel 1943 fu protagonista di un romanzo per ragazze della serie Whitman Authorized Editions. Negli anni Quaranta e Cinquanta lavorò in film come Shine On, Harvest Moon, The Doughgirls, Silver River, Good Sam, Stella, Woman on the Run, Steel Town, Take Me to Town e Appointment in Honduras. Negli anni Cinquanta e Sessanta apparve anche in teatro e televisione, tra cui Wagon Train e la soap Another World. L’ultimo ruolo fu nella serie Pistols ’n’ Petticoats, girata mentre era già malata. Morì il 21 gennaio 1967 a Los Angeles per un carcinoma esofageo con metastasi epatiche, a 51 anni. Fu cremata e le sue ceneri trasferite nel 2005 al Hollywood Forever Cemetery. Ricevette una stella sulla Hollywood Walk of Fame. Nella vita privata sposò Edward Norris nel 1936, da cui divorziò nel 1939, George Brent nel 1942, matrimonio durato un anno, e infine Scott McKay nel 1966, che rimase con lei fino alla morte. Ebbe relazioni con Steve Hannagan, che le lasciò un’ingente eredità, e con l’attore Rodolfo Acosta, con cui visse in Messico negli anni Cinquanta. Sheridan sostenne Thomas E. Dewey nelle elezioni presidenziali del 1948. La sua carriera si estese dal 1934 al 1967 con oltre 70 film e numerose apparizioni televisive e teatrali. 



domenica 16 novembre 2025

75° ANNIVERSARIO FONDAZIONE "THUN"

 

    Il francobollo dedicato a THUN è stato emesso il 14 ottobre 2025 dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, appartenente alla serie tematica “Le eccellenze del sistema produttivo e del Made in Italy”. Si tratta di un francobollo ordinario di valore tariffario B, pari a 1,30 euro, con una tiratura di 250.020 esemplari. La vignetta raffigura, su una campitura che richiama il colore dell’argilla, il celebre angelo, una delle prime creazioni artigianali in ceramica THUN, divenuto nel tempo autentica icona dell’azienda. In alto a sinistra è presente il logo della società, mentre completano il disegno la legenda “EMOZIONI DAL 1950”, la scritta “ITALIA” e l’indicazione tariffaria. Il bozzetto è stato realizzato da THUN S.p.A. e ottimizzato dal Centro Filatelico dell’Officina Carte Valori e Produzioni Tradizionali dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. La stampa è in rotocalco su carta bianca patinata neutra autoadesiva con imbiancante ottico, dentellatura 11 con fustellatura, formato 40 x 30 mm, fogli da 45 esemplari. 



    La celebrazione filatelica è stata organizzata in occasione dei 75 anni dalla fondazione dell’azienda, nata a Bolzano nel 1950 per iniziativa di Lene e Otmar Thun. La società si è affermata come marchio di eccellenza nel settore della ceramica artistica e dell’oggettistica per la casa, con particolare riconoscimento per le figure angeliche che hanno rappresentato fin dall’inizio il simbolo della produzione. Nel corso dei decenni THUN ha ampliato la propria gamma con collezioni stagionali, articoli da regalo e decorazioni, mantenendo la lavorazione artigianale come elemento distintivo. La celebrazione del 2025 ha visto una cerimonia ufficiale presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e successivamente un evento al THUNIVERSUM di Bolzano, con la partecipazione della famiglia Thun, delle autorità locali e dei rappresentanti di Poste Italiane. L’emissione si inserisce nel programma volto a valorizzare i grandi marchi italiani che hanno contribuito alla diffusione del Made in Italy nel mondo. La figura dell’angelo, raffigurata sul francobollo, è stata scelta come simbolo della continuità dei valori aziendali e della tradizione artigianale tramandata per tre generazioni. La Fondazione Lene Thun, legata all’azienda, svolge attività di sostegno sociale attraverso laboratori di ceramico-terapia per bambini ospedalizzati, consolidando il legame tra la produzione artistica e l’impegno culturale e sociale. 



STORIA DELL'ALLATTAMENTO MERCENARIO NEI SECOLI (BALIATICO)

 

    La balia, detta anche nutrice, è una donna cui viene affidato l’incarico di accudire un neonato e provvedere al suo allattamento, spesso dietro compenso. La locuzione balia asciutta indica chi si occupa di bambini senza allattarli. Dal XXI secolo la pratica è divenuta obsoleta, ma in etologia il termine indica una femmina che allatta prole non propria. L’etimologia deriva dal latino baiula, “portatrice”. In tutte le culture la balia ha avuto un ruolo fondamentale e rispettato, con vitto, alloggio e corredo forniti dalla famiglia. Nella Bibbia è citata Debora, nutrice di Rebecca, e Bithia, che adottò Mosè; nella mitologia greca Euriclea fu nutrice di Ulisse, in quella romana Caieta di Enea, mentre nella tradizione hawaiana Nuakea è dea dell’allattamento. Nell’antica Roma le famiglie benestanti utilizzavano balie, spesso schiave o liberte, ma anche professioniste retribuite; il Digesto menziona controversie salariali. Sorano di Efeso fornì consigli medici alle balie e si ricorda persino un nutritor lactaneus maschio. I Romani prediligevano nutrici greche per favorire il bilinguismo. Il mito di Romolo e Remo allattati dalla lupa testimonia l’importanza culturale. In Italia dal Medioevo al Novecento la professione era detta baliatico; la spilla da balia deriva dall’uso per chiudere pannolini. In Europa la Chiesa condannava la pratica pur diffusa. 



    Nel Regno Unito, in epoca vittoriana, molte donne della classe operaia lavoravano come balie per la borghesia, guadagnando più degli uomini operai, ma la mortalità infantile era altissima. In Francia, al tempo di Luigi XIV, l’allattamento da balia era comune: nel XVIII secolo circa il 90% dei bambini delle famiglie agiate veniva affidato a nutrici, e nel 1769 fu creato l’Ufficio delle balie a Parigi; nel 1874 la legge Roussel impose la registrazione dei bambini affidati. Negli Stati Uniti la pratica fu portata dai coloni inglesi, con alta mortalità infantile; nel Sud le donne nere schiave furono costrette a fare da balie ai figli dei padroni, dando origine anche allo stereotipo della “mammy”. Fino al Novecento le famiglie ricche affidavano i neonati a altre puerpere, scelte tra personale di servizio o contadini, che dovevano essere robuste, sane e giovani. Le motivazioni includevano morte della madre, mancanza di latte o malattie. Spesso si creavano legami affettivi tra infante e figlio della balia, detto fratello di latte, rapporti che potevano durare nel tempo; Beatrice d’Este fu più legata alla propria balia che alla madre. Le balie erano socialmente sopra le serve e rimanevano accanto ai bambini anche oltre il baliatico. Nel diritto islamico la parentela di latte è equiparata a quella di sangue. La pratica è stata progressivamente superata con l’introduzione del latte artificiale.




STORIA DEL DUCATO DI MASSA E CARRARA (1664-1836)

 

    Il Ducato di Massa e Principato di Carrara fu uno stato italiano sorto nel 1473 con Giacomo I Malaspina, marchese di Massa, che acquistò la signoria di Carrara, Moneta e Avenza. La dinastia Malaspina si estinse nella linea maschile e nel 1520 Ricciarda Malaspina sposò Lorenzo Cybo, dando origine alla casata Cybo-Malaspina. Dopo conflitti familiari e la decapitazione del figlio Giulio nel 1548, nel 1553 salì al potere Alberico I Cybo-Malaspina, che regnò per circa settant’anni, favorendo lo sviluppo economico grazie al commercio del marmo e ottenendo nel 1554 la conferma dell’investitura da Carlo V. Nel 1568 Massa fu elevata a principato e Carrara a marchesato da Massimiliano II. Nel 1664 Leopoldo I d’Asburgo elevò Massa a ducato e Carrara a principato, con Alberico II Cybo-Malaspina primo duca. Nel 1741 Maria Teresa Cybo-Malaspina sposò Ercole d’Este, erede del Ducato di Modena e Reggio, e la loro figlia Maria Beatrice d’Este divenne duchessa di Massa e Carrara nel 1790. Nel 1796 i territori furono occupati dalle truppe napoleoniche e inglobati nella Repubblica Cispadana, poi Cisalpina, quindi nel Regno d’Italia e infine nel Principato di Lucca e Piombino. Nel 1815 il Congresso di Vienna restituì a Maria Beatrice i domini, includendo anche gli ex feudi della Lunigiana. 



    Nel 1829, alla sua morte, subentrò il figlio Francesco IV d’Austria-Este, che avviò l’integrazione con il Ducato di Modena e Reggio. Nel 1836 fu istituita la provincia di Massa e Carrara all’interno del Ducato di Modena, segnando la fine della sovranità autonoma. Il territorio comprendeva Massa e Carrara, con una popolazione di circa 30.000 abitanti nel XVIII secolo e un’estensione di 1100 km². L’economia si basava sull’estrazione e commercio del marmo, con rapporti con Toscana, Genova, Lucca e Modena. Furono costruite fortificazioni costiere contro le incursioni barbaresche, tra cui il fortino di Avenza e quello presso Massa. I Cybo-Malaspina promossero ristrutturazioni urbanistiche e nuove cinte murarie, istituendo nel 1564 l’ufficio del marmo a Carrara. La guerra di successione spagnola portò a crisi economica, aggravata dal lusso dei sovrani, risolta solo con l’unione dinastica con gli Este. Nel XVIII secolo furono avviati progetti di infrastrutture come la Via Vandelli e tentativi di costruzione di un porto a Carrara, mai completati per mancanza di fondi. Durante il dominio napoleonico furono realizzate opere pubbliche come bonifiche e strade, proseguite poi dagli Este. Nel 1821 fu istituito il Catasto Estense. Nel 1830 Francesco IV affidò un nuovo progetto di porto a Carrara, rimasto incompiuto, mentre nel 1851 fu costruito un pontile caricatore da William Walton. La storia del ducato si concluse con l’annessione definitiva ai domini estensi.





venerdì 14 novembre 2025

ESISTONO I FUNGHI CARNIVORI ?

 

    Sì: uno dei più comuni è il Pleurotus ostreatus, noto anche come "orecchione", commestibile. Questi funghi, oltre a decomporre il legno, sono in grado di paralizzare e uccidere nematodi, piccoli vermi millimetrici, per assorbire l'azoto dai loro corpi. In caso di mancanza di azoto, i filamenti del micelio (la parte sotterranea del fungo) formano cisti contenenti 3-ottanone, una sostanza volatile che blocca i neuroni e le cellule muscolari dei nematodi, uccidendoli in un minuto. 



    Il fungo poi assorbe i nutrienti necessari. Altri funghi carnivori usano metodi diversi, come sostanze adesive o attrattive per catturare vermi, mentre alcune specie, come l'Ophiocordyceps unilateralis, parassitano gli insetti e li manipolano per favorire la diffusione delle spore. Questi meccanismi permettono ai funghi di sopravvivere in ambienti poveri di azoto, dove la decomposizione naturale della materia organica non è sufficiente per le loro esigenze nutrizionali.