Giacomo Antonelli nacque il 2 aprile 1806 a Sonnino, da una famiglia borghese agiata composta da Casimiro Tommaso Maria Domenico Antonelli e Loretta Mancini. Il paese d’origine fu considerato un centro di brigantaggio e rischiò la demolizione nel 1819 per ordine del cardinale Consalvi. Trasferitosi a Roma, entrò in seminario e si distinse per capacità economiche. Ordinato diacono nel 1840, non fu mai sacerdote, ma papa Gregorio XVI lo volle tra i suoi collaboratori. A 22 anni fu assessore in una sezione penale della provincia di Roma, poi delegato a Orvieto, Viterbo e Macerata. Nel 1841 fu nominato sottosegretario agli interni, nel 1844 secondo tesoriere nelle Finanze e nel 1845 grande tesoriere, ossia ministro delle Finanze. In tale ruolo riuscì a riportare allo Stato Pontificio i beni dell’appannaggio Leuchtemberg, comprendenti 2300 tenute agricole e 137 palazzi urbani. Papa Pio IX lo creò cardinale il 11 giugno 1847 e lo inserì nel primo Consiglio dei ministri. Nel marzo 1848 fu presidente del governo misto di clero e laici e cardinale segretario di Stato, sostituendo Giuseppe Bofondi. Inviò 10.000 uomini al confine settentrionale per unirsi ai Sardi contro gli austriaci, ma dopo la capitolazione di Vicenza il Papa dichiarò che non erano stati inviati per combattere.
Antonelli favorì l’avvicinamento all’Austria e il ripristino della situazione precedente ai moti. Dopo l’assalto al Quirinale del 25 novembre 1848 spinse Pio IX a fuggire a Gaeta, ottenendo nuovamente la carica di segretario di Stato. Dopo la restaurazione del potere papale nel 1849 grazie ai francesi, tornò a Roma e guidò il Consiglio di Stato, riorganizzando l’amministrazione e instaurando un regime di polizia assolutistico. Si oppose alle pressioni europee e alle richieste di riforme, contrastò l’unificazione italiana e contestò le annessioni al Regno d’Italia. Sostenne la linea conservatrice di Pio IX anche sul piano religioso e teologico. Morì a Roma il 6 novembre 1876 lasciando un ingente patrimonio, oggetto di una causa di successione tra una presunta figlia, la contessa Loreta Domenica Lambertini, e i parenti. Tra i nipoti vi fu Pietro Antonelli, protagonista della politica coloniale italiana in Africa con Menelik II, conclusasi con la disfatta di Adua.
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