sabato 8 novembre 2025

IL CATASTROFICO TERREMOTO DELLA MARSICA (1915)

 

    Il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915 fu uno dei più gravi disastri naturali della storia italiana contemporanea. La scossa principale si verificò alle 7 e 52 del mattino, con una magnitudo stimata intorno a 7.0 e un’intensità distruttiva elevatissima. L’epicentro fu localizzato nell’area del Fucino, tra Avezzano, Pescina e i centri della Marsica abruzzese, allora densamente abitati e caratterizzati da edilizia fragile. Avezzano fu quasi completamente rasa al suolo, con una percentuale di distruzione superiore al novanta per cento. Il bilancio umano fu drammatico: le vittime furono circa trentamila, concentrate soprattutto nei piccoli comuni, dove intere famiglie rimasero sepolte sotto le macerie. Il sisma fu avvertito in gran parte dell’Italia centrale e meridionale, da Roma a Napoli, provocando danni anche lontano dall’epicentro. 



    Le condizioni climatiche invernali, con temperature rigide e neve, aggravarono ulteriormente la situazione dei superstiti, molti dei quali rimasero per giorni senza riparo, assistenza medica o viveri. I soccorsi furono lenti e difficoltosi a causa delle strade distrutte, delle comunicazioni interrotte e della scarsità di mezzi disponibili, aggravata dalla contemporanea partecipazione dell’Italia alla Prima guerra mondiale. L’intervento dell’esercito e delle organizzazioni di soccorso arrivò progressivamente, ma non riuscì a evitare un numero elevatissimo di morti per ferite, freddo e infezioni. Il terremoto della Marsica ebbe profonde conseguenze sociali ed economiche, accelerando lo spopolamento di molte aree e imponendo una ricostruzione lunga e complessa. L’evento contribuì anche a una maggiore attenzione istituzionale verso la prevenzione sismica e la sicurezza edilizia, pur senza produrre risultati immediati e strutturali.