La Via Balbia fu la più imponente infrastruttura costruita dall’Italia in Libia durante il periodo coloniale. Realizzata tra il 1934 e il 1937 sotto la direzione del governatore Italo Balbo, correva lungo tutta la costa nordafricana per oltre 1800 chilometri, collegando il confine tunisino a quello egiziano e unificando Tripolitania e Cirenaica in un’unica arteria. La strada aveva una carreggiata di sette metri, numerosi ponti e una rete di sessantacinque case cantoniere abitate da famiglie italiane incaricate della manutenzione. La sua funzione era strategica: permetteva rapidi spostamenti delle truppe, facilitava il controllo amministrativo e sosteneva i nuovi insediamenti agricoli creati dal regime. Lungo il tracciato sorsero villaggi coloniali progettati secondo criteri razionalisti, destinati ai coloni italiani che si stabilivano nelle aree agricole della costa. La Via Balbia divenne così uno strumento di integrazione territoriale e un simbolo della modernizzazione che l’Italia voleva attribuire alla propria presenza in Libia, accompagnata da una vasta campagna propagandistica che ne celebrava l’impatto economico e infrastrutturale. Elemento monumentale della litoranea era l’Arco dei Fileni, inaugurato nel 1937 in corrispondenza del confine amministrativo tra Tripolitania e Cirenaica, nei pressi di Ras Lanuf. Progettato da Florestano Di Fausto, l’arco aveva forme monumentali e un forte valore simbolico.
Richiamava il mito dei fratelli Fileni, narrato da Sallustio, secondo cui due giovani cartaginesi accettarono di farsi seppellire vivi per fissare il confine con i Greci di Cirene. Il regime reinterpretò questa leggenda come esempio di sacrificio per la patria, trasformandola in un elemento centrale della propria narrazione storica. L’arco, voluto direttamente da Balbo, divenne un punto di riferimento visivo della litoranea e uno dei monumenti più rappresentativi dell’architettura coloniale italiana. Era decorato con bassorilievi e iscrizioni che richiamavano la romanità e l’espansione mediterranea, e la sua posizione isolata nel deserto ne accentuava la funzione celebrativa. Nel marzo 1941 fu attraversato dalle truppe dell’Afrikakorps durante le operazioni militari in Cirenaica, entrando nella documentazione fotografica e cinematografica della guerra nel deserto e diventando uno dei simboli più riconoscibili del fronte nordafricano. Dopo l’indipendenza libica del 1951, il monumento perse progressivamente il suo significato celebrativo e fu percepito come un’eredità del passato coloniale. Nel 1973 venne demolito dalle autorità libiche. La Via Balbia, oggi nota come Litoranea Libica, continua invece a rappresentare un asse stradale fondamentale, anche se le condizioni variano a causa dei conflitti e della scarsa manutenzione.
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