L’Aquila fu una portaerei della Regia Marina italiana progettata durante la Seconda guerra mondiale mediante la conversione dello scafo del transatlantico Roma, costruito per la Navigazione Generale Italiana e varato il 26 febbraio 1926 nei cantieri Ansaldo di Sestri Ponente. La decisione di trasformarlo in portaerei maturò dopo le prime esperienze belliche e, in particolare, dopo l’attacco britannico a Taranto del novembre 1940, che dimostrò l’importanza dell’aviazione imbarcata. I lavori di trasformazione iniziarono nel luglio 1941 e comportarono la completa rimozione delle sovrastrutture civili, l’installazione di un ponte di volo continuo lungo 211,6 metri e largo 25,2 metri, la creazione di hangar interni e il rafforzamento dello scafo con controcarene e doppi fondi. Lo scafo fu allungato di circa cinque metri e dotato di un nuovo apparato motore costituito da otto caldaie e quattro turbine, previsto inizialmente per gli incrociatori leggeri della classe Capitani Romani, capace di sviluppare circa 151.000 cavalli e di garantire una velocità massima di circa 30 nodi.
Il dislocamento a pieno carico era di circa 27.800 tonnellate, con una lunghezza complessiva di 235,5 metri, una larghezza di 30 metri e un pescaggio di 7,3 metri. L’autonomia stimata era di circa 5.500 miglia a 18 nodi. L’equipaggio previsto ammontava a circa 1.420 uomini, comprendenti personale di bordo e reparti aerei. L’unità avrebbe dovuto imbarcare circa 51 aerei Reggiane Re.2001, con una capacità potenziale fino a 66 velivoli in configurazioni alternative. L’armamento comprendeva otto cannoni da 135/45, dodici cannoni da 65/64 e numerose mitragliere antiaeree da 20/65 mm, destinati alla difesa contro attacchi aerei. Alla data dell’armistizio dell’8 settembre 1943 la nave era completata per circa il 90 per cento e aveva effettuato solo prove statiche dell’apparato motore, senza mai entrare in servizio operativo. Dopo l’armistizio fu occupata dalle forze tedesche e dalla Marina della Repubblica Sociale Italiana, che tentarono inutilmente di completarla mentre subiva danni da bombardamenti e azioni navali. Nel 1945 l’unità risultava gravemente danneggiata e inutilizzabile. Recuperata nel dopoguerra, fu rimorchiata a La Spezia nel 1949 e definitivamente demolita nel 1952, senza essere mai entrata in servizio attivo.
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