Domenico Savio nacque il 2 aprile 1842 a San Giovanni di Riva presso Chieri, secondo di dieci figli del fabbro Carlo e della sarta Brigida Gaiato. La famiglia, molto religiosa, si trasferì prima a Morialdo e poi a Mondonio, dove Domenico crebbe distinguendosi per serietà, senso del dovere e precoce maturità spirituale. A sette anni ricevette la Prima Comunione in anticipo rispetto all’età consueta e scrisse quattro propositi che mantenne con costanza. Frequentò la scuola con impegno, mostrando capacità di apprendimento e attitudine alla mediazione tra i compagni. Nel 1854 incontrò Giovanni Bosco, che ne riconobbe l’intelligenza, l’equilibrio e la vocazione religiosa, accogliendolo nell’oratorio di Valdocco. Qui Domenico si dedicò allo studio, alla preghiera e alla vita comunitaria, promuovendo la frequenza ai sacramenti e la devozione all’Immacolata. Nel 1856 fondò con alcuni coetanei la Compagnia dell’Immacolata, gruppo che incoraggiava l’impegno spirituale e l’aiuto reciproco, dal quale sarebbero poi nati i primi collaboratori dell’opera salesiana. Durante l’epidemia di colera dello stesso anno partecipò alle attività di assistenza agli ammalati insieme ai giovani dell’oratorio. La sua salute, già fragile, peggiorò progressivamente a causa di una malattia polmonare.
Su consiglio dei medici, Don Bosco lo rimandò a casa nel marzo 1857. A Mondonio fu sottoposto a cure invasive che non migliorarono le sue condizioni. Morì il 9 marzo 1857 all’età di quattordici anni, assistito dai genitori. La fama di santità si diffuse rapidamente, sostenuta dalla biografia scritta da Don Bosco, che contribuì alla diffusione della sua figura come modello di purezza e impegno religioso. Nel 1933 Pio XI ne riconobbe le virtù eroiche; fu beatificato da Pio XII il 5 marzo 1950 e canonizzato il 12 giugno 1954. La memoria liturgica è fissata al 9 marzo, ma in Piemonte è celebrata il 6 maggio per evitare la coincidenza con la Quaresima. È patrono dei pueri cantores, dei ministranti e delle gestanti, che lo invocano nelle gravidanze difficili, tradizione legata all’uso dell’abitino e all’offerta dei fiocchi nei santuari a lui dedicati. Numerose chiese e istituzioni educative portano il suo nome, specialmente in Italia e nei paesi legati alla tradizione salesiana. I miracoli riconosciuti per la beatificazione e la canonizzazione riguardano guarigioni ritenute inspiegabili all’epoca, attribuite alla sua intercessione.
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