Vittorio Matteo Corcos nacque a Livorno nel 1859 ed è considerato uno dei più importanti ritrattisti italiani tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Dopo una prima formazione a Firenze, si trasferì a Parigi, dove entrò in contatto con l’ambiente artistico internazionale e lavorò per la celebre galleria Goupil, esperienza decisiva per la definizione del suo stile. In questi anni assimilò una pittura elegante e raffinata, attenta alla resa psicologica dei soggetti e alla cura minuziosa dei dettagli. Tornato in Italia, si stabilì a Firenze, affermandosi rapidamente come ritrattista della borghesia colta e dell’aristocrazia, ma anche di intellettuali, artisti e figure femminili dell’alta società. I suoi ritratti si distinguono per l’equilibrio tra realismo e idealizzazione, per l’uso sapiente del colore e per l’atmosfera sospesa e silenziosa che avvolge i personaggi.
Le figure, spesso colte in pose naturali ma studiate, comunicano introspezione e distacco, riflettendo il gusto e le inquietudini della società fin de siècle. Parallelamente alla ritrattistica, Corcos realizzò anche scene di genere e soggetti letterari, mantenendo sempre una forte attenzione alla composizione e alla qualità formale. Espose con successo in Italia e all’estero, ottenendo riconoscimenti ufficiali e una vasta notorietà. Con l’avvento delle avanguardie storiche, la sua pittura apparve progressivamente legata a un mondo ormai superato, ma continuò a essere apprezzata per l’eleganza e la coerenza stilistica. Morì a Firenze nel 1933, lasciando un corpus di opere che testimonia uno dei momenti più alti della ritrattistica italiana tra Otto e Novecento.
