Il transatlantico Conte Biancamano fu costruito nel 1925 nei cantieri William Beardmore and Company di Dalmuir, Scozia, per il Lloyd Sabaudo e battezzato in onore di Umberto I; varato il 23 aprile 1925, fu consegnato il 7 novembre e compì il primo viaggio di linea il 20 novembre 1925 sulla rotta Genova–Napoli–New York. Progettato come nave passeggeri di lusso per la migrazione e il traffico transatlantico, era considerato all’epoca una delle più grandi e moderne unità italiane, con registrazione a Genova e iscrizione al Registro RINA numero 1910; l’identificativo radio iniziale fu NJVE, poi IBCI in anni successivi. Durante la sua carriera civile operò per il Lloyd Sabaudo (1925–1932), per le compagnie riunite Italia di Navigazione e Flotte Riunite in vari periodi e per il Lloyd Triestino (1937–1940), svolgendo anche servizi verso il Sud America e l’Estremo Oriente. Nel corso della Seconda guerra mondiale la nave fu catturata e requisita dagli Stati Uniti: entrata in servizio nella US Navy come trasporto truppe con la matricola AP‑54 e ribattezzata USS Hermitage, fu impiegata intensamente dal 1942 al 1947 per il trasporto di militari alleati attraverso l’Atlantico e altre rotte operative.
Al termine del servizio militare la nave fu restituita all’Italia nel 1947 e riassunse il nome Conte Biancamano, riprendendo attività di linea civile sotto la gestione di società di navigazione italiane fino agli anni Cinquanta; subì un ammodernamento nel 1948. Negli anni successivi la sua proprietà e gestione passarono più volte tra società italiane e, dopo il progressivo declino del traffico passeggeri d’epoca, la nave fu disarmata e avviata alla demolizione a La Spezia; lo smantellamento portò al recupero di elementi significativi dell’allestimento, tra cui il ponte di comando con strumentazione e la sala da ballo della prima classe, che furono acquisiti e ricostruiti nel Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano dove costituiscono oggi una testimonianza storica dell’unità. Tra le informazioni tecniche e amministrative registrate figurano il numero IMO 5606334 e l’uso di diversi codici di chiamata radio nel corso della vita operativa; la nave è ricordata come una delle grandi unità passeggeri italiane del primo Novecento e come l’unico transatlantico originale in Italia di cui siano conservati elementi strutturali e arredi musealizzati.
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