La sarissa era una lunga lancia macedone di circa 5-7 metri introdotta da Filippo II di Macedonia come sostituzione del più corto dory, utilizzata nelle falangi macedoni e poi diffusa nell’era ellenistica dai successori di Alessandro Magno. Era composta da un lungo fusto ligneo, una punta metallica e talvolta un puntale opposto per piantarla a terra. I legni più citati sono frassino, leggero e flessibile, e corniolo, più resistente ma meno lungo. Il fusto era probabilmente rastremato. La dimensione della punta è discussa: alcuni reperti indicano punte grandi a forma di foglia, altri studiosi sostengono punte più piccole di ferro a forma di diamante, capaci di perforare scudi e corazze. Le fonti antiche concordano sulla lunghezza eccezionale, ma con misure variabili: Teofrasto menzionò 12 cubiti, Polibio 16 ridotti a 14, equivalenti a circa 5,8 metri nel IV secolo a.C. e 6,3 metri nel III-II secolo a.C. Il peso stimato variava tra 4 e 6,5 kg, con ricostruzioni moderne più leggere. Alcuni ipotizzarono giunzioni di due parti tramite tubi metallici, teoria poi abbandonata. I fanti che impugnavano la sarissa usavano anche scudi, generalmente piccoli per consentire l’uso a due mani, come la pelta di bronzo di circa 60 cm, ridotta forse a 45 cm in epoca ellenistica, portata con cinghia al collo. Alcuni reparti leggeri usavano versioni più corte per maggiore mobilità. Esisteva anche una versione da cavalleria, impiegata dai sarissophoroi, lunga circa 4-5 metri, maneggiata con una mano, probabilmente simile al xyston, con punta più larga.
Le falangi ellenistiche schieravano la fanteria al centro con sarisse, cavalleria ai fianchi e schermagliatori davanti. In marcia le sarisse erano tenute verticali, in battaglia abbassate in formazione compatta creando una barriera di cinque file di punte, con le retrovie che le tenevano sollevate per deviare i proiettili. La falange era quasi invulnerabile frontalmente, ma vulnerabile a manovre di aggiramento, come dimostrato dai Romani a Cinoscefale e Pidna. I fanti portavano armi di riserva come spade o pugnali per il combattimento ravvicinato. L’adozione della sarissa è attribuita a Filippo II, e Alessandro la usò nelle sue campagne in Asia, inclusa la battaglia di Gaugamela. Successivamente ridusse l’importanza della falange integrando truppe asiatiche, ma la sarissa rimase centrale negli eserciti dei Diadochi. Il termine continuò a essere usato anche in epoca bizantina per descrivere lance lunghe. L’uso di picche tornò in auge nel tardo medioevo e nell’età moderna con mercenari svizzeri, lanzichenecchi e picchieri inglesi e irlandesi, con armi lunghe fino a 6,7 metri. Machiavelli nel 1521 paragonò la falange macedone ai battaglioni svizzeri basati sulle picche. Questi confronti confermano la plausibilità e l’efficacia militare delle lunghe lance macedoni.
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